Parto in acqua


Sin dall’antichità l’acqua ha rappresentato l’elemento fondamentale dei riti religiosi….. e cos’è la nascita se non il rito dell’anima per giungere alla vita?
L’acqua è stata da sempre presente nelle liturgie di iniziazione, è stata simbolo di fertilità per tanti popoli a partire dagli Egizi; nei misteri Eleusinei e nei culti di Dionisio ed Iside si praticavano i bagni rituali; in Assiria, Palestina e Babilonia le cerimonie si celebravano con l’ausilio dell’acqua e non ultimo il battesimo quale sacramento cristiano, cerca con l’acqua di restituire al rito il suo primitivo contenuto semantico.

Effetti dell’acqua sul dolore del parto

L’uso dell’acqua nel travaglio di parto ha un’importante funzione antalgica poiché il calore modifica la percezione del dolore. Entrare in vasca permette alla donna di abbandonarsi (anziché difendersi) e l’acqua diviene un angolo intimo, l’elemento di contenimento che favorisce la produzione di endorfine facilitando l’ingresso in uno stato meditativo (effetto ipnoide). In acqua il peso del corpo si riduce, la donna può variare le posizioni a piacere per assecondare la discesa del corpo del bambino nel canale del parto e rilassandosi, grazie allo stato ipnoide, sostiene l’apertura interiore necessaria a permettere la nascita.

I benefici per il bambino

Il bambino che nasce in acqua, passa dal grembo materno all’elemento naturale nel quale ogni vita si è consacrata; protetto come nel liquido uterino, non è soggetto a manipolazioni e viene accolto dalla madre sul suo corpo in modo da favorire il bonding, l’imprinting ed il breast crawl, al riparo dalla rigidità del mondo esterno. In acqua il neonato continua a respirare galleggiando dolcemente, attraverso gli scambi gassosi del cordone ombelicale, sino a quando non affiora in superficie ad una temperatura che favorisce i primi atti respiratori. Il neonato dopo il parto, può restare in acqua con la madre ed essere allattato al seno in attesa che la placenta venga espulsa spontaneamente: ciò produce un contatto fisico più intenso.

I benefici per la mamma

Tutte le donne in gravidanza dovrebbero provare a stare in acqua, anche quelle che sentono che non è il loro elemento naturale, per provare e capire attraverso la perdita della forza di gravità, quanto sia facile allentare le difese e realizzare un proprio spazio di intimità. L’acqua in travaglio, fisicamente riduce il dolore dovuto alla distensione e stiramento dei muscoli e dei legamenti della pelvi, aiuta a respirare con calma, fa calare la pressione sanguigna, previene gli interventi routinari ospedalieri, riduce il tono dei muscoli compresi quelli del collo dell’utero pertanto accelera la dilatazione. Inoltre facilita il periodo espulsivo che spesso avviene senza lacerazioni dei tessuti perineali, poiché questi si dilatano per effetto del calore.
Emotivamente l’acqua è l’elemento femminile per eccellenza ed ha un effetto inibente sul controllo che la donna cerca di mettere in atto sulle contrazioni. Stare immerse in acqua riduce l’ansia, genera intimità tra i partner e migliora l’energia della partoriente che, dopo il parto, avrà maggior stima di sé per essere riuscita a partorire naturalmente con il solo ausilio delle sue forze.

Selezione per il travaglio-parto in acqua

L’Ostetrica deve selezionare la gravidanza e l’ingresso in acqua è possibile quando:

* la gravidanza è stata fisiologica
* il travaglio è lungo ed estenuante
* le contrazioni uterine sono molto forti e frequenti
* la partoriente è molto ansiosa ed ha forti rigidità del bacino e di tutta la fascia pelvica
* lo richiedono donne portatrici di handicap o sovrappeso (solo per il travaglio), in quanto migliora il lavoro del corpo in assenza di gravità

Il parto in acqua non è possibile quando:

* sono presenti malattie infettive (HIV, HbsAg, HCV)
* sono presenti perdite ematiche anormali
* vi è un sospetto di sproporzione feto-pelvica
* sia diagnosticata qualsiasi patologia materna o fetale
* la donna ha partorito con precedente taglio cesareo o necessita di un monitoraggio continuo
* si presuppone un rischio di distocia di spalle, nei bambini macrosomici o per obesità della madre
* è presente bradicardia fetale
* il parto si presenta prima della 37a settimana gestazionale (mancanza nel bambino del diving reflex ovvero riflesso di immersione naturale) e dopo le 41° settimane
* nei periodi espulsivi troppo lunghi, dove spesso manca la progressione fetale
* la struttura o l’ostetrica, non hanno uno skill adeguato ad assistere il parto in acqua

Per un colloquio con l’Ostetrica: nascitadolce@nascitadolce.it